s\Vantaggi di andare controcorrente

Nota bene:

 

  • Ciò che segue è un flusso di pensieri che ho in mente da qualche giorno e che ho iniziato a scrivere su carta durante un viaggio sulla metro e sul treno. Ovviamente non è assolutamente assimilabile al flusso di pensiero per eccellenza di Joyce… Sono solo considerazioni non sempre ben connesse tra di loro.

  • Non pretendo che qualcuno arrivi fino alla fine di questa interminabile riflessione… Quindi tranquilli: quando non ce la fate più, basta chiudere la pagina. Prometto che non mi offenderò, fatta eccezione per Lentozzo (appena ti vedo ti interrogo).

  • Sono più volte che rileggo quanto scritto. Dopo un’attenta lettura sono giunta alla conclusione che la scelta migliore è quella di scrivere in alcuni punti in prima persona piuttosto che rimanere sul generico o su un impersonale “si dice, si pensa”. Spero di non essere presa per megalomane; l’intento è quello di parlare in maniera diretta e sincera.

  • Ah… buona parte del materiale è stato ispirato da una fonte inaspettata che ringrazio telepaticamente.

  • Ci sto prendendo gusto con tutte queste avvertenze “ante scriptum”. Okay! Si parte!

Spesso andare controcorrente è considerato un modo per (contrad)distinguersi dalla massa e in generale assume un’accezione negativa; basti pensare alla pecora nera o alla mosca bianca (esempi emblematici nel mondo animale).
 

Ebbene… dal mio punto di vista andare controcorrente equivale a spiccare dove gli altri non spiccano. Per spiccare non intendo solo attirare l’attenzione della platea. Anche perché dato che ci troviamo in una società di persone che devono a tutti i costi farsi notare ed essere visibili agli occhi degli altri, per assurdo spiccare diventa sinonimo di discrezione e riservatezza.

 

In ogni caso, andare controcorrente richiede uno sforzo aggiuntivo, autostima e coraggio. È una scelta che viene fatta con consapevolezza… Certo, capita di andare controcorrente anche per paura (a me è capitato).

 

Il più delle volte, le pecore nere e le mosche bianche prendono le proprie decisioni ragionandoci sopra e dedicandoci del tempo. Non si accontentano di imitare quanto fatto e detto da persone prossime a loro o dalla considerazione che è noto che alcune cose vanno fatte in un certo modo per convenzioni sociali, religiose, etiche, morali ecc… Non sto dicendo che bisogna andare contro queste convenzioni. Sto solo dicendo che in ogni caso bisogna usare la propria testa e ragionare (magari andando controcorrente…).

 

Andare controcorrente significa essere atipici. Personalmente mi considero una persona atipica. Piano piano sto cominciando ad apprezzare questa caratteristica. Chissà… un giorno ne sarò orgogliosa. Cosa intendo per atipicità? Diversità, unicità, originalità… Saper esprimere se stessi e pensare in maniera indipendente. Certo, non è facile… Diversità significa anche sentirsi “fuori posto” e so bene cosa si prova… Originalità può significare anche non essere compresi dagli altri, alcuni possono non capirci e non accettarci. Tuttavia, contro correntisti (non so perché mi viene da pensare all’IBAN) che siete capitati per caso o no da queste parti, non mollate! Prima o poi ci sarà qualcuno che apprezzerà la vostra atipicità. Posso testimoniarlo: a me è capitato e confesso che è una sensazione alquanto gratificante…

 

Non sono solo immagine, un involucro vuoto di riflessioni e pensieri, sono speciale a modo mio… nella mia semplicità e spontaneità. Si tende a pensare che mascherando la nostra essenza diventiamo più robusti, più sicuri. Sinceramente non credo sia vero. Ammettendo i propri limiti e le proprie debolezze si diventa per assurdo più forti… Ovviamente non è facile mostrarsi vulnerabili, naturali e umani, ma è questo lo sforzo di cui parlavo all’inizio.

 

Perché non si sceglie di seguire la corrente o meglio perché non mi attira la via più facile? Perché non sono disposta a rinunciare a me stessa, cercando di diventare (artificialmente) ciò che non sono…

 

Non mi importa più di tanto del giudizio che gli altri hanno di me: non mi interessa essere ipocrita, rispettare i canoni (di bellezza, morali, sociali, religiosi ecc) che gli altri mi impongono. Sto bene così come sono (o almeno ci provo) e vado avanti per la mia strada cosciente del rischio che magari sarò una lupa solitaria… E qui ritorna il coraggio di cui parlavo all’inizio.

 

Ho scoperto che molto spesso un sorriso può mettere in secondo piano i mille difetti che si hanno. Ho capito che non è poi così importante essere Miss Dacia se non c’è nessuno che ti apprezza per quello che sei a 360°. Essere di nicchia incuriosisce (si sa che le cose rare il più delle volte sono preziose). E per una volta nonostante le debolezze, le imperfezioni e i mille complessi si dimentica di essere fuori posto…

 

E ora per alleggerire il flusso di coscienza (o come si dice a Roma “per buttarla in cacciara”) un po’ di esempi banali di scelte controcorrente a livello culinario.

 

Le poche volte che faccio colazione al bar (in tarda mattinata), mentre vanno a ruba i cornetti alla crema pasticciera o al cioccolato, il mio adorato cornetto integrale al miele c’è sempre. Una volta chiedendolo speranzosa al barista, questo mi rispose: “Ah signorì! Tranquilla che il cornetto al miele non se lo pi’a nessuno!”

 

Lo stesso vale per la mensa universitaria. Puntualmente trovo file chilometriche di gente che attende il primo (solitamente è un piatto di pasta). Ebbene arrivo io, salto la fila per la pasta, e trovo la mia gustosissima minestra al farro che quasi nessuno prende.

 

Morale della favola: ogni tanto essere una mosca bianca o una pecora nera o qualsiasi altra forma rara di animale non è poi così male…

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