Il passato glorioso di Spartaz0rd

Signori e signore, ecco a voi Spartaz0rd!!!
Certo un po’ cresciuto, ma chissà… forse qualcuno si ricorderà di questo portento del gaming italiano.

spartaz0rd

D: Eccoci qui! Ready to play?
S: Oh yeah!

D: Okay! Breve presentazione: sii sintetico e conciso.
S: Salve a tutti! Sono Stefano Conoci, uno studente di Ingegneria Informatica all’Università di Roma “La Sapienza”. La mia apparentemente comune vita cela un passato ambizioso e burrascoso. Un po’ per caso mi sono trovato a fare il giocatore semi-professionista durante gli anni delle scuole superiori.

D: Breve storia della tua vita da gamer: in particolare come hai iniziato e come hai smesso.
S: Come molti ragazzi della mia generazione (e probabilmente tutti del mio corso di laurea) gioco a videogames praticamente da quando sono nato. Fino al secondo, terzo anno delle scuole medie, non avendo connessione Adsl, ho giocato unicamente a giochi single player, e onestamente anche poco. Il più delle volte guardavo mio fratello giocare con scarsi risultati, pur essendo molto esperto dei titoli in uscita ed avido lettore di riviste del settore. L’arrivo di Internet ha cambiato radicalmente il mio approccio al gaming e sono passato rapidamente a giocare quasi unicamente online con i miei amici di scuola a “sparatutto” come Unreal Tournament e Quake 3. Da lì ad iniziare a giocare in modo più serio sono passati un paio di anni e una serie di migrazioni da gioco a gioco (fallimentare dal punto di vista di popolazione e tornei) fino ad arrivare a Quake Live, l’unico gioco del genere 1vs1 duel ad avere avuto una buona community negli ultimi 7-8 anni (anche se non comparabile a quelle dei giochi attuali). Ho smesso perché ormai era qualche anno che giocavo ed era diventato troppo impegnativo a livello mentale. Avevo la maturità a distanza di pochi mesi e poi l’università. Inoltre il gioco stava morendo come community e montepremi.

D: Qual è l’origine del tuo nickname?
S: L’origine del mio nome è piuttosto casuale. L’unico nickname che abbia avuto prima era la concatenazione tra il mio nome e quello di un mio amico con cui ho fatto il primo account online: @mattste (sì, si chiama Matteo e la chiocciola sembrava un’ottima idea a 10 anni). Chiaramente pessimo. La visione di “300” al cinema nel pomeriggio mi ha dato la determinata convinzione, tornando a casa ancora fomentato e con atteggiamento ignorante, di cambiare il mio nome in spartano, poi diventato spartaz0rd in seguito a numerose piccole modifiche. In piena onestà ho cercato in età più matura, sui 17 anni, di cambiarlo in qualcosa di meno ridicolo, ma ormai mi conoscevano così e sono stato costretto a mantenerlo.

D:Dai, non è poi così male… Ti sfido a spiegare (ad un’ignorante come la sottoscritta) che cos’è Quake Live.
S: Quake Live è uno sparatutto in prima persona che ha avuto un discreto successo qualche anno fa come titolo competitivo nel 1vs1. E’ di fatto il porting su web browser e con una infrastruttura centralizzata a livello di server, friend list e update di Quake 3, un gioco del 1999, principale titolo del genere degli sparatutto competitivi. E’ un gioco molto complesso e tattico pur essendo allo stesso tempo molto veloce, da molti considerato il più skill based del gaming competitivo, cioè il gioco in cui più di tutti si può esprimere la differenza di capacità tra i giocatori. Nonostante quello che si potrebbe immaginare, essendo uno shooter, la mira è marginale rispetto all’aspetto tattico, di movimenti, timing e lettura dell’avversario. In particolare il timing, immagino componente per i lettori più insolita, rappresenta la necessità (per poter competere ad un buon livello) di tenere a mente il secondo in cui si raccolgono gli oggetti, sommare un certo numero e ricordarselo. Tutto questo sparandosi e muovendosi per la mappa per ottenere sempre mutevoli posizioni di vantaggio, con un ritmo medio di 3 oggetti da calcolare/ricordare ogni 30 secondi. L’aspetto che per me lo rende particolarmente interessante è che il numero di elementi a cui pensare nei vari aspetti sopra citati nell’unità di tempo è tale da rendere impossibile per un giocatore concentrarsi in egual misura su ognuno di essi permettendo la nascita di molti diversi stili di gioco. Deliberatamente bisogna decidere su cosa concentrarsi nei vari momenti di gioco non riuscendo a stare dietro a tutto .

D: Ooookay! Pensavo fosse più semplice, invece no. Qualcosa che ti è rimasto particolarmente impresso del periodo da professional gamer: un aneddoto o un episodio divertente o meno…
S: La cosa più strana che mi è successa è stata durante le vacanze di Natale del quinto anno delle superiori, mio ultimo anno di gioco. Ero in treno per andare a Salento e per intrattenermi nel viaggio ho comprato la rivista “Giochi per il mio computer” che seguivo con una considerevole costanza anni prima. Nello sfogliarla annoiato, nelle ultime pagine, ho trovato con mia sorpresa un articolo che mi citava e parlava delle mie vittorie e piazzamenti in tornei internazionali. Indubbiamente bella soddisfazione (è ancora nel mio cassetto del armadio).

D: E’ la prova che sei una superstar del gaming. Quante ore dormivi al giorno? Invece quante ore dedicavi al gioco? Seguivi un regime di allenamento ferreo?
S: Cercavo di dormire sulle 8 ore al giorno anche se spesso fallivo. Avevo seri problemi a giocare con poco sonno, è un gioco molto impegnativo fatto a livelli alti (per riposarmi studiavo :D). Quindi spesso, se avevo dormito poco la sera prima, prima di giocare mi facevo un’oretta di sonno pomeridiano al ritorno da scuola. E’ una cosa che non ho mai più fatto da quando ho smesso di giocare. In media giocavo sulle 2 ore al giorno, anche se con sessioni piuttosto piccole di circa 40 min l’una. Andando oltre, la concentrazione crollava e l’allenamento era poco proficuo. Il mio punto di forza è sempre stato cercare di essere efficiente nel miglioramento, più che giocare tanto ed imparare per osmosi. La concorrenza in media giocava già a Quake 3 (che di fatto era praticamente identico) da 5-6 anni o più, non potevo sperare di batterli sull’esperienza. Sul regime alimentare diciamo che evitavo il McDonald’s mezz’ora prima del torneo, ma nulla di più.

D: Mentre giocavi ascoltavi un po’ di musica? Se sì, ricordi la canzone o il genere che ascoltavi più frequentemente?
S: Non è un gioco in cui puoi permetterti la musica durante le partite o gli allenamenti seri, nel bene e nel male.

D: Insegnami qualche termine tecnico del gaming, sai quelle sigle che si usano in chat tra i gamers…
S: Il classico GG WP che sta per “good game well played“. E’ usato alla fine delle partite nella maggioranza dei giochi online. Il GG ci può stare, ma il WP detto dall’avversario dopo una sua vittoria in cui tu hai fatto la peggiore partita del mese, durante la quale lo hai battuto 20 volte su 20 può essere abbastanza frustrante.

D: Pro e contro di giocare a livello agonistico. Riprenderesti a giocare a livello agonistico?
S: Il vantaggio è di avere sempre qualcosa a cui pensare tutto il giorno, una nuova tattica, o cosa fare in una determinata situazione, qualcosa su cui applicarti e migliorare e che ti dà feedback diretti. Gli svantaggi sono chiaramente il tempo, l’impegno e lo sforzo mentale che non sono compatibili con una vita universitaria fatta ad un buon livello ed altri interessi disparati. Onestamente adesso non riprenderei a giocare a livello agonistico, ma sono felice di averlo fatto quando potevo permettermelo senza influire in modo negativo su altri aspetti della mia vita.

D: Il tuo videogioco preferito al momento attuale.
S: Single player direi Bioshock o Bastion. Come giochi online rimangono Quake Live e Quake 4 con a seguito Counter Strike GO e Dota 2, giochi a cui gioco attualmente con amici in modo casual.

D: Una domanda che non ti è mai stata fatta, ma hai sempre sperato/voluto che prima o poi ti facessero? Ovviamente vogliamo la domanda e la risposta.
S: Che vantaggi ti ha portato il tuo passato da giocatore agonistico ad alto livello su altri aspetti non legati strettamente al gioco?
Competere ai massimi livelli ti permette di realizzare che con impegno e sopratutto con metodo e capacità di analisi è possibile puntare al massimo (in quello che si intende fare). E’ importante realizzare che c’è un’alternativa alla mediocrità e all’immobilismo che la società più o meno ci impone senza volerlo (parlo prettamente a livello intellettuale e professionale). E la differenza dal crederci veramente e avere una flebile e più comune speranza che prima o poi qualcosa accada fa radicalmente la differenza.

D: Domanda extra: Ti hanno mai chiesto un autografo?
S: Non è mai successo. La community era abbastanza limitata, sopratutto in Italia. Avevo qualche fan, ma la probabilità di incontrarli per strada e farsi riconoscere è piuttosto bassa, e in ogni caso dubito mi avrebbero chiesto un autografo. ;D


photo credit: Stefano Conoci

Un pensiero su “Il passato glorioso di Spartaz0rd

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...