Inclinazione internazionale

Mi dicono dalla regia che sono misteriosa. Per essere una spia va più che bene. In qualità di blogger, invece, non è una cosa tanto positiva (detto tra di noi: devo ammettere che non è poi così male essere una blogger). Quindi proseguendo con la presentazione vorrei provare a parlare un po’ di me stessa in prima persona: io, io, io, solo e sempre io.

Confesso che non mi piace tanto parlare di me stessa. In passato non lo facevo quasi mai (da vera spia). Qualsiasi domanda mi venisse fatta, non rispondevo mai istantaneamente e ingenuamente. Anche una semplice domanda come “Dove sei stata ieri?” doveva passare il test di mille ragionamenti.
“Perché questa domanda?”
“Se rispondo in maniera spontanea svelo altre informazioni, soprattutto sensibili?”
“Ma posso condividere quest’informazione con questa persona?”
“La risposta a questa domanda può far sorgere altre domande a riguardo?”
Quindi la risposta era la più generica possibile, della serie: “Ma.. come al solito a casa/università/biblioteca…”
Non svelavo mai troppo di me stessa, quello che pensavo, la mia storia, il mio passato, le mie gioie e i miei dolori. Tutto custodito nei mille gusci che mi sono costruita col passare degli anni…
Lo so, cari lettori, mi perdo facilmente in premesse, note, avvisi e deviazioni varie, ma prima o poi arriverò al punto.

Dunque… parliamo di una serie di eventi recenti che mi hanno fatto capire di avere una buona inclinazione internazionale. Dal titolo sembra qualcosa di importante, non so… ONU, FAO o insomma qualcosa di alto livello e ultra serio. Invece no.

Ho usato l’espressione “inclinazione internazionale” per sintetizzare un concetto più ampio e complesso che tenterò di spiegare nelle prossime righe in maniera sintetica e soprattutto semplice. Di base è una sensazione positiva e piacevole che si prova quando ci si trova in un contesto in cui si parlano più lingue. Si tratta di conversare con persone che provengono da svariati parti del mondo o, se si ha la fortuna, si tratta di trascorrere del tempo in loro compagnia. Certo, non saper comunicare bene usando una lingua diversa dalla propria può essere un deterrente. Ci si può sentire a disagio. Non avere una certa apertura mentale può limitare il dialogo con interlocutori di nazionalità diversa dalla propria. Se invece non si hanno questi “limiti”, si ha la cosiddetta inclinazione internazionale. Tutto chiaro finora? E ora passiamo a me, alle mie esperienze e ad alcune testimonianze recenti.

In questo ultimo periodo mi è capitato di pranzare a mensa in compagnia di due ragazze russe e di due colleghi (uno ucraino e l’altro portoghese). Abbiamo usato l’italiano per comunicare (e meno male perché non parlo né russo, né portoghese, né ucraino). L’atmosfera è stata molto positiva e gioviale. Abbiamo parlato di tutto e di niente affrontando ogni argomento da più punti di vista. Mi piacciono la molteplicità dei punti di vista, i pareri diversi gli uni dagli altri (alcune volte opposti), la mentalità e i modi di pensare differenti. Ve lo assicuro che non ci si annoia in un pranzo così. Anzi ci si diverte da pazzi. Infatti per quell’oretta ho smesso di pensare alle solite preoccupazioni. Ho riso e sorriso con una leggerezza e spensieratezza tipiche di una bambina. E’ stato un pranzo veramente fantastico.

In un’altra occasione mi sono trovata sempre nello stesso scenario a chiacchiere con tre studenti di Economia: un ragazzo dell’Azerbaijan (è rimasto sorpreso che sapessi dove si trova l’Azerbaijan), un altro della Georgia e una ragazza dell’Iran (se non ricordo male). Qui non c’è stato scampo: inglese obbligatorio. Quando sento qualcuno parlare in inglese, è più forte di me, voglio intervenire, voglio partecipare alla conversazione. E così è stato in questo caso. Anche qui sorrisi e in generale clima positivo. Domande semplici e risposte varie e non scontate. Mi piace confrontarmi con chi non ha le mie stesse origini, la mia stessa mentalità, il mio stesso modo di pensare e ragionare. Mi fa riflettere. Mi aiuta ad apprezzare ciò che prima davo per scontato. In generale questo tipo di confronto mi arricchisce a livello umano e non solo.

Poi mi sono trovata a dare indicazioni per trovare un’aula in una facoltà labirintica ad una norvegese col sorriso stampato sulle labbra (…e dicevano che i nordici fossero freddi e tristi). Anche qui è stata una bella chiacchierata: meno male che parlava l’italiano…

Andando a prendere il treno mi è capitato di chiacchierare con un signore del Bangladesh. Nella lunga chiacchierata mi ha anche fatto vedere una foto della moglie incinta e l’ho visto sorridere orgoglioso nell’attesa di diventare padre.

Studiando in un’afosa sala lettura mi è capitato trovarmi fuori dalla stessa a parlare per più di un’ora con uno studente spagnolo. Ho capito quanto sia pessimo il mio spagnolo, ma la conversazione è stata molto interessante. Qualche settimana dopo, ho ritrovato per caso il caro amico spagnolo (coi capelli color magenta) a mensa insieme ad amici connazionali e il pranzo è stato decisamente spagnolo in loro compagnia.

Cosa accomuna tutti questi brevi incontri? Cosa li rende così speciali? Provo a rispondere in maniera iper sintetica e compatta scrivendo una serie di parole chiave.

Molteplici punti di vista, diversità, ricchezza, scoperta, novità….

Questo è ciò che intendo per inclinazione internazionale.
Penso di avere l’inclinazione internazionale. Voi?

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