Marina Abramovic – The artist is present – PART 2

Proseguiamo quanto iniziato in Marina Abramovic – The artist is present – PART 1.

MARINA & ULAY
Mi commuove la loro storia d’amore, che poi è una storia con un finale triste. E’ stato terapeutico per me vedere questa parte del film perché è facile immedesimarsi e perché deve essere stato un colpo grosso e gravoso chiudere un rapporto così intenso e lungo, un rapporto di simbiosi. Mi coinvolge e mi fa venire i brividi il tipo di rapporto che sono riusciti ad avere, un rapporto di piena completezza: amanti, amici, performers. Un’insieme nel vero senso della parola: complicità formidabile e coinvolgimento a 360°. Come gemelli, come anime gemelle. 12 anni intensi e profondi conclusi con la performance “The Lovers” (probabilmente la mia preferita). E’ una performance semplice a livello concettuale, ma è densa di significato. Una camminata sulla Grande Muraglia cinese o meglio un’impresa epica durata ben 3 mesi. Camminare l’uno verso l’altro per 2500 km per ritrovarsi a metà del percorso e dirsi addio. La lunga marcia si conclude con la loro separazione.

lovers

PERFORMANCES STORICHE
Provo a sintetizzare in maniera rozza e a descrivere brutalmente alcune delle sue performances più celebri. Dunque in “carrellata style”: assume psicofarmaci per sensibilizzare sul tema delle malattie mentali, guida un furgone per 16 ore gridando numeri attraverso un megafono, si incide con una lama una stella a 5 punte nell’addome e si auto fustiga, assume un ruolo passivo per 6 ore nei confronti del pubblico il quale può fare quello che vuole con la performer utilizzando strumenti di piacere e di dolore (anche una pistola carica).

Insieme ad Ulay realizza una serie di performances (Relation Works) che hanno come tema principale i conflitti nell’interazione uomo-donna. Mi soffermo brevemente su “Nightsea Crossing” che fa parte di questa serie. Dunque un uomo (Ulay) e una donna (Marina) davanti ad un tavolo, seduti, immobili, a digiuno. La performance è stata messa in atto per 90 giorni non consecutivi. L’opera “The artist is present” è probabilmente il seguito di “Nightsea crossing” in cui al posto di Ulay c’è il pubblico. Marina rimane lì e davanti a lei c’è un interlocutore che cambia: gente che viene, si siede e dopo un po’ se ne va, lasciando lì Marina. Tuttavia ci sono un po’ di differenze tra “Nightsea Crossing” e “The artist is present”. Quest’ultima è meno focalizzata sul dolore (infatti Marina non ha digiunato) e maggiormente sulla presenza. Inoltre Marina non è proprio una roccia, non è immobile, non è rigida e insensibile, non è completamente statica e interagisce (anche se poco) con ogni singolo che si siede davanti a lei. Per certi versi mostra la sua vulnerabilità.

nightsea_crossing

Riporto due estratti di James Westcott, l’autobiografo di Marina.

A riguardo del significato e del messaggio di “The artist is present”:

“Il contatto visivo è una cosa così strana e preziosa, che fa paura a molti di noi, e Marina lo offre senza limiti”

A riguardo della performance art:

“La performance art prova a illuminare momenti della vita, movimenti del corpo, ciò a cui non prestiamo mai attenzione, ciò che ci sembra banale. Così facendo, Marina spera di indurci a cambiare degli aspetti della vita di tutti i giorni, il modo in cui vediamo le cose e ci concentriamo su di esse.”

“The artist is present” attraverso la presenza fisica dell’artista e il suo sguardo intenso è un modo per entrare in contatto con il pubblico individualmente. Fa paura, perché è come se fosse un modo per leggere dentro l’interlocutore ed è come se l’interlocutore leggesse dentro la performer. Inevitabilmente si crea un’atmosfera quasi mistica, una sorta di spazio speciale rappresentato da quel cubo di luce fuori dal tempo e dallo spazio.

ARTE COME SUPERAMENTO DI LIMITI
La performance art richiede sicuramente un allenamento ferreo. In quanto performer bisogna svuotarsi, essere senza gravità, trovarsi con la mente qui e ora ed essere in grado di trasmettere energia al pubblico. Ma più di tutto l’artista deve essere come un guerriero, ovvero deve conquistare se stesso e nuovi territori e soprattutto le sue debolezze.

Parlando di limiti e di prove di resistenza, analizzo brevemente i seguenti quattro aspetti.

TEMPO: riuscire a fare qualcosa per un intervallo di tempo che nella concezione moderna si avvicina all’eternità. Provate a rimanere fermi per più di 700 ore. E’ un’eternità nel vero senso della parola. Restando fermi si perde la concezione e la misura di tempo. Ciò implica un invito a rallentare e a riflettere anche sui gesti più semplici e banali. E’ un elogio della lentezza in controtendenza alla velocità fulminea dei nostri tempi. Il tempo è un tiranno diabolico che corre senza sosta, ma noi abbiamo il potere di fermarlo e di ribellarci al suo scorrere.

CORPO: sfidare i limiti fisici. Solo qualche ora a stare ferma e i miei muscoli sarebbero a pezzi. E qui abbiamo l’invito a riflettere sul dolore fisico. Marina ci dimostra il superamento dei limiti fisici tramite la gestione e il dominio del dolore fisico.

MENTE: sfidare i limiti mentali. Impazzirei solo all’idea di vedermi immobile per più di qualche ora, figuriamoci ad avere una routine simile per tre mesi. Roba da pazzi… Implicita la riflessione sul potere della mente per superare limiti e dolore.

PUBBLICO: la reazione del pubblico è sempre un’incognita. Non si può prevedere l’interazione con il pubblico. In opere di questo tipo, il pubblico non è solo spettatore, ma anche parte attiva.

RIFLESSIONE PERSONALE SULLA PRESENZA
Penso al concetto essenziale di quest’opera: la presenza, che ha una certa importanza a livello umano. La presenza di un genitore nell’infanzia di un figlio, la presenza di un amico nei momenti importanti (tristi o allegri che siano), la presenza in una relazione sentimentale. In quest’opera viene messa in evidenza una presenza passiva, ci si limita ad esserci senza agire. Come a dire, tu fai quello che vuoi, ma io sarò accanto a te in silenzio. E’ una presenza fisica. Penso a tanti tipi di presenza virtuale: ci si sente per telefono, via messaggi istantanei e videochiamate, ci si segue sui social network, si condividono contenuti multimediali, foto, pensieri, come a dire, siamo lontani, ma dopo tutto in questo modo siamo più vicini. Guai a sostituire la presenza fisica con quella virtuale quando si è fisicamente vicini.

© 2010 Scott Rudd www.scottruddphotography.com scott.rudd@gmail.com

EPILOGO
Consiglio pertanto la visione di questo documentario che mi ha fatto viaggiare tra pensieri e riflessioni a chi ha una certa sensibilità, a chi è appassionato d’arte, a chi pensa in maniera non conservativa, a chi ha la mente aperta, a chi è curioso.

3, 2, 1, azione!


photo credit: not mine

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