Una separazione

Padre: Ma questo non è arabo. Corrispettivo persiano…

Figlia: Lo ha detto la professoressa!

Padre: Non mi devi mai più ripetere questa frase, eh! Quello che è sbagliato, è sbagliato. Chiunque lo dica e ovunque sia scritto. Capito?

Figlia: Se scrivo qualcos’altro ci abbassa il voto!

Padre: Non fa niente, lasciala abbassare.

Titolo originale:

“Una separazione”, film iraniano del 2011 realizzato da Asghar Farhadi. Non trascurabile la recitazione di Leila Hatami nel ruolo della co-protagonista. Da segnalare la piccola promessa del cinema iraniano, Sarina Farhadi, nel ruolo della figlia della coppia protagonista.

Titolo suggerito:

“Figlio, padre, marito”. Reputo che il protagonista a pieno titolo sia quello maschile, interpretato da Peyman Moaadi. Al centro della pellicola ci sono molteplici temi variegati e diversi tra di loro, ma il fuoco è sul dilemma che deve affrontare il personaggio maschile. Da una parte c’è il padre malato di cui deve prendersi cura. Poi c’è la figlia con la quale ha un rapporto affettuoso e severo. Infine c’è la moglie che trascura e che sembra occupare un ruolo non fondamentale nella sua vita.

Giudizio:

Questo film presenta molti spunti per riflettere e molti punti interrogativi. Presenta più scorci della società iraniana attuale. Le prime scene si svolgono in un tribunale. Si parla di giustizia. Si discute dell’istanza di separazione tra due coniugi. C’è un acceso dialogo tra i due coniugi, è un confronto per alcuni aspetti forte, per altri aspetti divertente. E’ una comunicazione molto veloce e tagliente. Nella casa coniugale, c’è la protagonista femminile che prepara la valigia per andare via. Si parla di matrimonio. Nella stessa casa c’è il padre del protagonista maschile. E’ anziano e ha bisogno di essere assistito. Si parla di vecchiaia e  di malattia. Verrà chiamata una signora per prendersi cura. Una signora credente. Si parla di fede e laicità. Si vedrà il contrasto tra fede e vita quotidiana. Ci sarà anche la ricerca della verità. Si parlerà di situazioni delicate che si scontrano. Principi e valori che si collidono, che rischiano di sfociare nell’assurdo. Spesso fare la cosa giusta non coincide con quella che teoricamente sembra l’alternativa giusta. C’è una tensione tra valori assoluti e valori relativi. Tra quello che è il concetto di bene sempre e comunque e tra il buonsenso da applicare in una situazione specifica valutando le condizioni di contorno e le implicazioni.

Colonna sonora:

Non c’è musica di sottofondo. Eccezione l’ultima scena prima dei titoli di coda. I dialoghi sono in primo piano e quando i protagonisti sono in attesa di un esito, ci sono le note musicali a riempire quel vuoto, il vuoto dell’incertezza.

Ambientazione e costumi:

Interni, tribunale, interno macchina, mezzi pubblici, scuola, ospedale.

Le donne indossano il velo. E’ un modo di indossare il velo quasi impercettibile, ad eccezione della badante credente. I colori dell’abbigliamento cambiano drasticamente dall’inizio alla fine della pellicola. Si passa da colori neutri sulla tonalità del bianco, grigio, beige e si arriva al finale predominato dal nero.

NB: Ho scelto volutamente il trailer internazionale perché quello italiano non è stato di mio gradimento.

#recommendedByDaciana

 

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