Mutti. Angela Merkel spiegata agli Italiani

E’ paradigmatico il mega-manifesto che la CDU fa montare di fronte alla frequentatissima stazione centrale di Berlino: misura 70 metri per 20. Non mostra la candidata, ma soltanto le sue mani giunte, impreziosite dai lembi di una camicia azzurra, quasi orientale: le punte dei due pollici si toccano in alto, in basso si ricongiungono le altre dita. E’ il famigerato “rombo della Merkel”, un atteggiamento tipico che Angela usa assumere nel corso delle manifestazioni pubbliche e persino nei vertici internazionali. In molti lo deridono, a tanti sembra un tic, ma lei lo spiega con quella sua disarmante autoironia e semplicità: “Mi pongo sempre la questione di dove mettere le braccia!”

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Il caso Malaussène. Mi hanno mentito

Secondo Rabdomant, qualunque agente investigativo lavora coma un romanziere. Cerca la coerenza. […] gli errori giudiziari sono quasi sempre il frutto di un eccesso di coerenza narrativa. A ogni livello dell’inchiesta, gendarmerie, polizia giudiziaria, istruttoria, perizie psichiatriche, fin nell’aula di tribunale, il tentativo è sempre quello di costruire una storia plausibile, di creare una successione logica fra presunti moventi e azioni. Quando c’è qualcosa che non quadra, senza rendersene conto si forza un po’ e si sbatte in galera il sospetto più compatibile dal punto di vista logico. Si cerca la coerenza, insomma. Secondo Rabdomant questo è il modo migliore per produrre un errore giudiziario.

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Americanah

Quella mail, scritta tutta in maiuscolo, fu una rivelazione. Lo scopo dei seminari sulla diversità, o dei discorsi multiculturali, non era tanto quello di ispirare cambiamenti reali, quanto quello di lasciare le persone soddisfatte di sé. Non volevano da lei un contributo di idee; volevano solo il gesto della sua presenza. Non avevano letto il suo blog, ma avevano saputo che lei era una “importante blogger” sulle questioni razziali.

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Faccia un bel respiro

“Tanini, sveglia!”

Tanini? Ma chi è questa Tanini che continuano a tentare di svegliare? Ci metto diversi secondi prima di rendermi conto che sono io. Nessuno mi ha più chiamata così dai tempi della scuola. Oggi il mio cognome da nubile compare solo sui documenti di identità e sulla dichiarazione dei redditi, che mi sforzo di dimenticare appena redatta. Ai miei tempi il cognome del marito era il benvenuto, soprattutto se suonava meglio del proprio.

“Sveglia che c’è il dottore!”

In realtà, fingevo di dormire.

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Stranieri come noi

“Io, sopra un aereo, dentro uno di quei mostri volanti?” Il Mustàfa che non aveva mai visto un aeroplano ed era diventato pilota onorario dei Marines, abbassò lo sguardo sulla piccola aquila da pilota che gli brillava sul petto e poi scoccò un’occhiata di traverso al gruppo di ragazzi che allungavano il collo da lontano. Anche Ahmed applaudiva.

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Florence Gordon

Janine aveva pensato spesso di chiamarla, ma ogni volta si era trattenuta ricordandosi all’ultimo momento che stare in compagnia di Florence non era sempre come si sperava che fosse. Florence non permetteva mai agli altri di rilassarsi. Chiedeva sempre a Janine se avesse letto o sentito questo o quello, e la risposta di solito era no. Alla fine di ogni incontro, Janine aveva la sensazione di essere stata vittima di un qualche genere di pestaggio intellettuale. Florence era offensiva anche quando non intendeva esserlo.

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