Americanah

Quella mail, scritta tutta in maiuscolo, fu una rivelazione. Lo scopo dei seminari sulla diversità, o dei discorsi multiculturali, non era tanto quello di ispirare cambiamenti reali, quanto quello di lasciare le persone soddisfatte di sé. Non volevano da lei un contributo di idee; volevano solo il gesto della sua presenza. Non avevano letto il suo blog, ma avevano saputo che lei era una “importante blogger” sulle questioni razziali.

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Faccia un bel respiro

“Tanini, sveglia!”

Tanini? Ma chi è questa Tanini che continuano a tentare di svegliare? Ci metto diversi secondi prima di rendermi conto che sono io. Nessuno mi ha più chiamata così dai tempi della scuola. Oggi il mio cognome da nubile compare solo sui documenti di identità e sulla dichiarazione dei redditi, che mi sforzo di dimenticare appena redatta. Ai miei tempi il cognome del marito era il benvenuto, soprattutto se suonava meglio del proprio.

“Sveglia che c’è il dottore!”

In realtà, fingevo di dormire.

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Stranieri come noi

“Io, sopra un aereo, dentro uno di quei mostri volanti?” Il Mustàfa che non aveva mai visto un aeroplano ed era diventato pilota onorario dei Marines, abbassò lo sguardo sulla piccola aquila da pilota che gli brillava sul petto e poi scoccò un’occhiata di traverso al gruppo di ragazzi che allungavano il collo da lontano. Anche Ahmed applaudiva.

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Una separazione

Padre: Ma questo non è arabo. Corrispettivo persiano…

Figlia: Lo ha detto la professoressa!

Padre: Non mi devi mai più ripetere questa frase, eh! Quello che è sbagliato, è sbagliato. Chiunque lo dica e ovunque sia scritto. Capito?

Figlia: Se scrivo qualcos’altro ci abbassa il voto!

Padre: Non fa niente, lasciala abbassare.

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